articoli · Messa di s. Pio V · Preghiere

Giovedì Santo

Pubblichiamo, per aiutare la vostra preghiera e riflessione, in questo giorno che ricorda l’istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio,  alcuni estratti dall’opera del Cardinale di Milano Ildefonso Shuster ( A. I. SCHUSTER, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano – III. Il Testamento Nuovo).

GIOVEDÌ  SANTO

Stazione in Laterano

La basilica del Salvatore presso la quale sin dal V secolo i Sommi Pontefici stabilirono l’ordinaria loro residenza, reclama quest’oggi l’onore dei riti solenni coi quali la Chiesa inizia appunto in questo giorno la solennità pasquale. Altra volta le messe erano tre, una la mattina per la riconciliazione dei pubblici penitenti, l’altra per la consacrazione dei sacri Olii destinati all’unzione degli infermi ed al Battesimo, la terza infine in sull’imbrunire per la commemorazione della Cena del Signore e la Comunione pasquale. Si comprende quindi perché la stazione invece di celebrarsi a San Pietro, che allora stava fuori del recinto urbano, si tenesse più comodamente in Laterano.

Oggi il rito è meno complesso, ed essendo andata in disuso la disciplina della pubblica penitenza, gli Olii santi si consacrano nella stessa messa della Comunione pasquale.

La messa secondo l’insegnamento dell’Apostolo, è un vero e proprio sacrificio commemorativo di quello del Calvario, cioè della morte del Signore. Noi quindi dobbiamo prendervi parte con viva fede e riconoscenza, così come vogliamo entrare a parte degli effetti della redenzione. Appartiene al rito sacrificale il parteciparne mediante la comestione della vittima. Presso i popoli antichi, questo banchetto finale voleva significare l’intima relazione che correva tra la vittima sacrificata e i devoti, in cui nome essa veniva offerta alla divinità. La vittima sostituisce l’oblatore, e quindi, questo mangia della vittima per incorporarsi con essa che legalmente lo rappresenta.

Di più, il banchetto sacrificale ha un carattere sacro, e simboleggia la riconciliazione della Divinità coll’uomo, tanto che ambedue s’assidono amichevolmente a mensa insieme.

Nella santa messa il sacerdote deve necessariamente partecipare della sacra vittima mediante la sacramentale Comunione. Ai semplici fedeli basta l’associarsi per mezzo della Comunione spirituale; ma è nello spirito e nei desideri ferventi della Chiesa che anch’essi, potendo, siano a parte del Sacrificio, ricevendo realmente la sacra Comunione “in memoria della morte del Signore”.

Dopo la messa si trasportano in un altare a ciò preparato le sacre specie eucaristiche riservate per la funzione di domani.

Nel medio evo il Papa, terminato il divin sacrificio, si recava nella basilica di San Lorenzo, chiamata di poi Sancta Sanctorum, ove deposta la penula lavava i piedi a dodici suddiaconi; frattanto i cardinali, i diaconi e la schola cantavano il vespero.

Seguivano larghe distribuzioni di danaro al clero urbano alto e basso, come usava allora in tutte le solennità; dopo di che essendo già sera andavano tutti a desinare nella basilica o triclinio di papa Teodoro, che sorgeva non lungi dall’oratorio di San Silvestro.

Il perdono ai penitenti, il crisma del Paraclito sulla fronte dei battezzati, l’olio di consolazione sulle membra dei moribondi, la divina Eucaristia nel cuore di tutti i fedeli; quanti ineffabili misteri di misericordia in questo giorno della Cena di Gesù, in cui Egli sfoga quasi la piena del suo Cuore, e, pur avendoci amato sempre, in finem dilexit, ci amò cioè perdutamente, sino alla croce, sino alla morte!

 

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