s. Ambrogio
In occasione della festa di sant’Ambrogio pubblichiamo alcuni estratti di un suo scritto che bene illustrano la sua opera e la sua missione. Tratti da De officiis ministrorum (I doveri dei ministri), destinato ai sacerdoti di Milano, è strutturato sul modello del De officiis di Cicerone. Il trattato, composto probabilmente tra il 386 e il 390, è un manuale di morale e di ascetica.
• Prima di insegnare, bisogna imparare: «Ho cominciato a insegnarvi ciò che io stesso non avevo imparato […] Pertanto io debbo contemporaneamente imparare e insegnare, perché prima d’ora mi è mancato il tempo per insegnare».
• Le quattro virtù cardinali: «la prudenza è la prima fonte del dovere, la giustizia sta a fondamento della vita sociale, la fortezza è la più sublime di tutte le virtù perché deve combattere tutti i vizi, la temperanza è quella virtù nella quale si considerano e si ricercano soprattutto la tranquillità dell’animo, l’amore alla mansuetudine, la grazia della moderazione, la cura dell’onestà, la stima per il decoro».
• Per i vescovi e i sacerdoti: «Chi deve dare consigli ad altri deve essere tale da poter presentare se stesso come modello per l’esempio delle buone opere, nella dottrina, nell’integrità di vita, cosicché la sua parola riesca salutare e irreprensibile; il consiglio utile, la vita onesta, il parere decoroso».
• Importanza della virtù dell’umiltà: «Se vogliamo renderci cari a Dio, abbiamo carità, siamo unanimi, seguiamo l’umiltà, ritenendo gli altri superiori a noi stessi. L’umiltà infatti vuole che non ci arroghiamo nulla e che ci riteniamo da meno degli altri. Il vescovo si serva dei chierici, come delle sue membra; e principalmente dei ministri, i quali sono davvero suoi figli; e a ciascuno assegni un ufficio per il quale lo vede idoneo».
• Contro l’avarizia: «Che mai ti giova, se favorisci il ricco? Forse pensi che assai presto rimuneri chi l’ama? Infatti più spesso siamo soliti favorire coloro dai quali speriamo il contraccambio. Ma per questo appunto dobbiamo maggiormente interessarci del debole e del povero; perché invece sua, che non ha, attendiamo la ricompensa da Gesù Cristo».